Come recuperare l’IVA sulla Tariffa di Igiene Ambientale
La tariffa di Igiene Ambientale, più semplicemente chiamata TIA, è stata oggetto di una sentenza dello scorso luglio da parte della Corte Costituzionale.
In passato, moltissimi comuni italiani imponevano la Tarsu come tassa per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti urbani. Poi, moltissimi dei comuni che applicavano la Tarsu hanno poi imposto la tariffa di igiene ambientale, la TIA. Con la motivazione che si tratta di una tariffa per l’espletamento di un servizio – quello della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti – sulla TIA viene normalmente applicata l’IVA.
Se consideriamo che la raccolta dei rifiuti è sì un servizio ma di fatto obbligatorio, al danno si aggiungeva la beffa e sulla TIA viene di solito applicata un’altra imposta l’IVA. Con il risultato di un ulteriore esborso da parte dei contribuenti.
Finalmente la Corte Costituzionale ha sentenziato che i contribuenti che hanno pagato le fatture della TIA, nei comuni che la applicano in luogo della Tarsu, comprensive di IVA, possono chiederne la restituzione presentando una richiesta di rimborso.
Il diritto di rimborso dell’IVA pagata e non dovuta si prescrive in dieci anni dal momento del pagamento. Spedire una missiva con la richiesta di rimborso per raccomandata serve a bloccare i termini di prescrizione. La richiesta di rimborso deve essere inviata sia al Comune che all’Azienda che gestisce per conto del comune stesso la TIA.

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