Sergio Marchionne e la Fiat

Un miliardo e mezzo di euro in prestiti da rimborsare nei prossimi due anni e obbligazioni in scadenza da qui al 2013 per un valore complessivo superiore ai 4 miliardi di euro. Ce la faranno le azioni Fiat ad affrontare il timing finanziario, anche a fronte del fatto che, da fine maggio, consolida Chrysler?

Senza contare i 617 milioni in scadenza a novembre, e già in gran parte ritirati con la doppia emissione da 1,5 miliardi di fine giugno, il Lingotto ha dieci bond in circolazione, per un valore totale di quasi dieci miliardi.

Le cedole da pagare oscillano tra il 5,6% dell’obbligazione da 1 miliardo in scadenza a metà novembre e il 7,3% per il bond da 600 milioni scadenza luglio 2018.

Sul fronte prestiti, l’impegno complessivo è di 5,9 miliardi (dati Bloomberg), con una fetta da 2,1 miliardi che deve essere rimborsata (o rifinanziata) nel 2017. Alla prima trimestrale, Fiat aveva 13 milioni di liquidità e un debito netto industriale inferiore a 500 milioni. Ai 13 miliardi cash di fine marzo si è aggiunto nel frattempo il ricavato del collocamento di un bond da 1
miliardo.

Ma c’è poi stato il pagamento del 6% di Chrysler al Tesoro Usa (500 milioni più altri 75 milioni per il diritto ad acquistare la quota detenuta dal sindacato United Auto Workers) e il rimborso di un’altra obbligazione.

Quindi la liquidità è scesa di nuovo. La cifra dovrebbe, comunque, essere rimasta sostanzialmente invariata. «Con questa liquidità Fiat può permettersi di andare avanti quattro anni anche senza generare cassa o emettere altri bond – commenta un analista – E non è la sola. In generale, i gruppo auto europei hanno incamerato più liquidità del necessario, perché hanno avuto molta paura con la stretta del credito.

E Marchionne ne ha bisogno per il dossier Chrysler». Per quanto riguarda i prestiti bancari, c’è un miliardo da rimborsare l’anno prossimo e, in base a indiscrezioni, a fine giugno ci sarebbero stati i primi contatti tra il Lingotto e le banche per il rifinanziamento del debito.

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